Dal Piano Nazionale Industria 4.0 del 2017 al Piano Nazionale Transizione 4.0 del 2021

Piano Nazionale Industria 4.0

I principali paesi industrializzati, a partire dal 2016, si sono attivati a supporto dei settori industriali nazionali in modo da cogliere appieno l’opportunità del fenomeno rivoluzionario definito “Industria 4.0”.

In particolare, l’Italia ha sviluppato un “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020”, introdotto nella Legge di Bilancio del 2017, che prevede misure concrete in base a tre principali linee guida:

  • operare in una logica di neutralità tecnologica
  • intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali
  • agire su fattori abilitanti.

Tale piano, gestito dal Ministero dello Sviluppo Economico, prevedeva una serie di incentivi ed agevolazioni sugli investimenti, sia su beni strumentali che sul capitale umano, volti all’implemento delle tecnologie digitali nella produzione aziendale.

Nel 2018 il Piano Nazionale Industria 4.0 è stato modificato in Piano nazionale Impresa 4.0 e sono state introdotte alcune nuove misure.

La novità è stata l’espansione del raggio d’azione, fino ad allora riservato solo al manifatturiero, a tutti i settori dell’economia in modo tale da consentire alle Piccole e Medie Imprese (PMI) di adottare strumenti innovativi in grado di supportare la propria trasformazione in ottica digitale.

Infine, nel 2020, Il Piano Transizione 4.0 ha sostituito i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0, andando a rappresentare l’indirizzo di politica industriale dell’Italia.

  • PIANO NAZIONALE INDUSTRIA 4.0

Le principali azioni del Piano per la quarta rivoluzione industriale possono essere racchiuse nei seguenti punti:

  1. Iper e Super Ammortamento

Tutte le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT), funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, possono godere di una supervalutazione del 250% (iperammortamento) o del 140% (superammortamento) degli investimenti, a seconda del bene strumentale che si sta acquistando:

  • E’ possibile usufruire dell’iper ammortamento al 250%. per l’acquisto di beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0, inseriti nell’Allegato A della Legge di Stabilità 2017 (inclusi i beni che già comprendono un software necessario per il loro funzionamento).
  • Le imprese che hanno già beneficiato dell’iper ammortamento (che hanno cioè acquistato un bene materiale inserito nell’Allegato A), possono usufruire del super ammortamento al 140%. per l’acquisto di beni immateriali (software e sistemi IT) inseriti nell’Allegato B della Legge di Stabilità 2017

Per quanto riguarda le tempistiche, si è potuto godere di questo beneficio sino al 30 giugno 2018, a condizione che detti investimenti in beni materiali/immateriali si riferissero a ordini accettati dal fornitore entro la data del 31 dicembre 2017 e che, entro la medesima data, fosse anche avvenuto il pagamento di acconti in misura non inferiore al 20%.

Si accede in maniera automatica in fase di redazione di bilancio e tramite autocertificazione.

Hanno avuto diritto a beneficiare di iper e super ammortamento tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, comprese le imprese individuali assoggettate all’IRI, con sede fiscale in Italia, incluse le stabili organizzazioni di imprese residenti all’estero, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione aziendale e dal settore economico in cui operano.

Per gli investimenti in iper ammortamento superiori a 500.000 € per singolo bene è necessaria una perizia tecnica giurata da parte di un perito o ingegnere iscritti nei rispetti albi professionali attestante che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’Allegato A o all’Allegato B della legge di Bilancio 2017.

  • 2 Nuova Sabatini

Dal 2017 al 2019, e fino ad esaurimento delle risorse disponibili, le imprese che hanno effettuato investimenti in beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software) hanno potuto beneficiare delle agevolazioni Sabatini-Ter.

Tale legge consiste in un contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro, concessi da istituti bancari convenzionati con il MISE.

Il contributo è calcolato sulla base di un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso d’interesse del 2,75% annuo ed è maggiorato del 30% per investimenti in tecnologie Industria 4.0.

Questa agevolazione era rivolta a tutte le micro, piccole e medie imprese presenti sul territorio nazionale, indipendentemente dal settore economico in cui operano.

  • 3 Fondo di Garanzia

Per sostenere gli investimenti di imprese che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario in quanto non dispongono di sufficienti garanzie, il Piano industria 4.0 si è dotato di uno strumento apposito: con il Fondo di Garanzia le imprese possono contare su una garanzia pubblica fino a un massimo dell’80% del finanziamento.

Il Fondo di Garanzia è stato reso attivabile per operazioni sia a breve sia a medio-lungo termine, sia per far fronte a esigenze di liquidità che per realizzare investimenti, e garantiva a ciascuna impresa o professionista un importo massimo di 2,5 milioni di euro, utilizzabile in una o più operazioni.

Hanno avuto accesso all’agevolazione micro imprese e PMI, Startup, professionisti iscritti agli ordini professionali o aderenti ad associazioni professionali. Non hanno potuto accedervi soggetti che lavorano nel settore finanziario.

  • 4 Credito d’imposta R&S

Sulle spese incrementali in Ricerca e Sviluppo il Piano Industria 4.0 ha previsto l’accesso ad un credito d’imposta dal 50% al 25%, fino ad un massimo di 20 milioni di euro all’anno. L’obiettivo è stato quello di stimolare la spesa privata in Ricerca e Sviluppo, per innovare processi e prodotti e garantire la competitività futura delle imprese.

Il credito d’imposta R&S è stato utilizzato a copertura di imposte e contributi e sono rientrati tra i beni agevolabili le spese in ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, come ad esempio assunzione di personale altamente qualificato e tecnico, contratti di ricerca con università, enti di ricerca, imprese, startup e PMI innovative, quote di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali.

Hanno potuto accedere al credito d’imposta R&S, le imprese italiane o con stabile organizzazione che hanno effettuato investimenti nel periodo compreso tra il 2017 e il 2020.

Si è potuto accedere a tale incentivo automaticamente in fase di redazione di bilancio, indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi, nel quadro RU del modello Unico.

  • 5 Accordi per l’innovazione – Progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale

Questo incentivo è stato introdotto per i progetti riguardanti attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo di una o più delle tecnologie identificate dal Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione 2014 – 2020 “Horizon 2020” (o Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) o Nanotecnologie o Materiali avanzati o Biotecnologie o Fabbricazione e trasformazione avanzate o Spazio o Tecnologie volte a realizzare i seguenti obiettivi della priorità “Sfide per la società” prevista dal Programma Orizzonte 2020).

I progetti di ricerca e sviluppo presi in considerazione, dovevano prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 5 milioni di euro e non superiori a 40 milioni di euro, ed avere una durata non superiore a 36 mesi.

Le agevolazioni sono consistite in: o un contributo diretto alla spesa per una percentuale minima pari al 20% dei costi e delle spese ammissibili (a cui si può aggiungere una quota variabile definita in relazione alle risorse finanziarie regionali disponibili) o un finanziamento agevolato, nel caso in cui sia previsto dall’Accordo, nel limite del 20% dei costi e delle spese ammissibili (a cui si può aggiungere una quota variabile definita in relazione alle risorse finanziarie regionali disponibili)

E’ stato rivolto ad Imprese italiane che esercitano attività industriali, agroindustriali, artigiane o di servizi all’industria con progetti riguardanti attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo di una o più delle tecnologie identificate dal Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione 2014 – 2020 “Horizon 2020”.

  • 6 Contratti di sviluppo – Programmi di investimento strategici e innovativi di grandi dimensioni

Il Contratto di Sviluppo sostiene gli investimenti di grandi dimensioni nel settore industriale, turistico e di tutela ambientale.

 L’investimento complessivo minimo richiesto è stato di 20 milioni di euro. Solo per attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli si riduceva a 7,5 milioni di euro.

Le agevolazioni sono state concesse nelle seguenti forme, anche in combinazione tra loro: o finanziamento agevolato, nei limiti del 75% delle spese ammissibili, o contributo in conto interessi, o contributo in conto impianti, o contributo diretto alla spesa

L’entità delle agevolazioni, nel rispetto dei limiti delle vigenti norme in materia di aiuti di Stato, è stata determinata sulla base della tipologia di progetto, dalla localizzazione dell’iniziativa e dalla dimensione di impresa, fermo restando che l’ammontare e la forma dei contributi concedibili venivano definiti nell’ambito della fase di negoziazione.

Previsti particolari criteri per la determinazione delle agevolazioni concedibili, sempre in attuazione dei vigenti regolamenti comunitari, per i programmi di sviluppo per la tutela ambientale e per i programmi riguardanti l’attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.

I programmi di sviluppo potevano essere realizzati da una o più imprese, italiane o estere, di qualsiasi dimensione (compatibilmente con i regolamenti comunitari).

Il programma di sviluppo poteva, altresì, essere realizzato in forma congiunta anche mediante il ricorso allo strumento del contratto di rete di cui all’art. 3, comma 4-ter, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5.

  • 7 Startup e PMI innovative

Previste agevolazioni e incentivi anche per PMI e Startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese.

Con il Piano Industria 4.0 si vogliono sostenere le nuove attività nelle loro fasi iniziali, garantendo agevolazioni sia in fase di costituzione che in fase di avvio dell’attività, grazie ai finanziamenti agevolati ed erogati in quota parte – nel rispetto di determinati requisiti – anche a fondo perduto.

Tra i vantaggi erano annoverati una nuova modalità di costituzione digitale e gratuita, l’esonero dalla disciplina sulle società di comodo e in perdita sistematica, la possibilità anche per le srl di emettere piani di incentivazione in equity, agevolati fiscalmente, incentivi agli investimenti in capitale di rischio: detrazione IRPEF (per investimenti fino a 1 milione di euro) o deduzione dell’imponibile IRES (fino a 1,8 milioni) pari al 30%, l’accesso gratuito, semplificato e prioritario al Fondo di Garanzia per le PMI, l’Equity crowdfunding per la raccolta di nuovi capitali di rischio, l’Italia Startup Visa, una modalità digitale, semplice e accelerata per attrarre imprenditori innovativi, la possibilità di cedere le perdite a società quotate sponsor (almeno il 20% delle quote).

Inoltre, in caso di insuccesso: esonero dalla disciplina fallimentare ordinaria, e in caso di successo: le startup mature possono convertirsi agilmente in PMI innovative, continuando a godere dei principali benefici.

  • Si fa riferimento a Startup innovative, ovvero società di capitali non quotate, di nuova o recente costituzione, con valore della produzione annua inferiore a 5 milioni di euro e il cui oggetto sociale è chiaramente legato all’innovazione. Devono presentare almeno uno dei tre seguenti requisiti: o il 15% dei costi annui riguarda attività di R&S; o 2/3 laureati, oppure 1/3 dottori, dottorandi di ricerca o ricercatori; o titolarità di brevetto o software.
  • Si fa riferimento a PMI innovative, ovvero imprese di piccole e medie dimensioni in forma di società di capitali, dotate di bilancio certificato. Devono presentare almeno due dei tre seguenti requisiti: o il 3% dei costi annui riguarda attività di R&S; o 1/3 laureati, oppure 1/5 dottori, dottorandi di ricerca o ricercatori; o titolarità di brevetto o software.
  • 8 Patent box

Il Patent Box permette ai titolari di reddito di impresa di ridurre le aliquote Ires e Irap su redditi da beni materiali fino al 50%.

L’obiettivo è stato quello di rendere il mercato italiano competitivo e attrattivo, con una tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di proprietà intellettuale, incentivare la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero da imprese italiane o estere. Al contempo incentivare anche il mantenimento dei beni immateriali in Italia, evitandone la ricollocazione all’estero.

La tassazione agevolata del Patent Box si rivolgeva ai redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali, quali brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software protetto da copyright.

L’opzione andava esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta per il quale si intendeva optare per la stessa, ed era valida per cinque anni a partire da quello in cui veniva comunicata all’Agenzia delle Entrate.

L’agevolazione può essere rinnovata per un periodo di pari durata ed è irrevocabile.

Nel caso di utilizzo diretto del bene immateriale era obbligatorio attivare un accordo preventivo (accordo di ruling) con l’Agenzia delle Entrate.

L’efficacia dell’agevolazione partiva dall’accordo di ruling. Tale accordo era, invece, facoltativo nel caso di utilizzo indiretto del bene immateriale e l’efficacia parte dall’esercizio dell’opzione.

  • 9 Credito d’imposta formazione

Il Credito d’imposta formazione serve a supportare la spesa nella formazione del personale dipendente e ridurre il gap di competenze sulle tecnologie previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

L’incentivo, pari al 40%, si riferiva alle spese relative ai costi del personale (costo del lavoro) impegnato in corsi di formazione, pattuiti attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali.

Il credito d’imposta può essere fruito dalle imprese fino ad un credito massimo di 300.000 euro per corsi di formazione su tecnologie previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0.

Le attività formative sono state pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali e dovevano riguardare i seguenti ambiti: o vendita e marketing; o informatica e tecniche; o tecnologie di produzione.

Hanno potuto accedere all’agevolazione i soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalle dimensioni, dal regime contabile adottato e dalle modalità di determinazione del reddito ai fini fiscali.

  • PIANO NAZIONALE IMPRESA 4.0 – Cosa cambia rispetto al passato?

Il Piano Nazionale Impresa 4.0 è un’evoluzione del Piano Nazionale Industria 4.0 del 2017.

La grande novità consiste nella semplificazione dell’accesso agli incentivi, in quanto le aziende possono attivarli in modo automatico ed evitando lunghi bandi e attese. 

La direttrice del Piano Nazionale Industria 4.0 puntava su un cambio di paradigma e di mentalità, sbloccando liquidità da destinare sia all’implementazione delle tecnologie abilitanti, sia ai processi di ricerca e sviluppo.

Il Piano Nazionale Impresa 4.0 estende gli incentivi a tutti i settori, dando la possibilità alle aziende che operano in altri ambiti di usufruire delle misure previste dal programma.

La “Nuova Sabatini” è finalizzata a migliorare l’accessibilità al credito per investimenti produttivi e tecnologici delle micro, piccole e medie imprese di tutti i settori.

Per questo motivo costituisce uno dei principali strumenti agevolativi nazionali a supporto delle PMI. Inoltre, il finanziamento può contare sul “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso.

Le condizioni per godere degli incentivi sono le seguenti:

  • Il finanziamento deve essere di durata non superiore a 5 anni.
  • L’importo deve essere compreso tra 20.000 euro e 2 milioni di euro.
  • Il finanziamento deve essere interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili.

La manovra del Ministero dello Sviluppo Economico facilita la fruizione del credito per le imprese, agevolando gli investimenti per l’acquisto (anche in leasing) delle tecnologie abilitanti.

Tra queste spiccano: Big Datacloud computingcybersecurity, robotica avanzata, realtà aumentata, machine learningaddictive manufacturing e dispositivi RFID.

Per le imprese del Sud è prevista una maggiorazione del contributo statale, che passa dal 30 al 100 per cento e in un limite complessivo di 60 milioni di euro (15 di questi da destinare ai macchinari che permettono processi produttivi ecosostenibili).

l crediti d’imposta sostituiscono l’iper ammortamento e il super ammortamento! Questo pacchetto di incentivi serve a sostenere più efficacemente il processo di transizione delle imprese.
Con la formula del credito d’imposta è possibile acquistare:
  • Macchinari innovativi relativi a Industria 4.0 con due parametri di agevolazione: 40% della spesa per investimenti fino a 2,5 milioni e 20% per investimenti tra 2,5 e 10 milioni (vecchio iper ammortamento);
  • Software e soluzioni digitali: agevolazione del 15% del costo e soglia massima di 700.000 euro;
  • Acquisto beni strumentali: agevolazione pari al 6% del costo per investimenti di massimo 2 milioni euro.

Le competenze dei lavoratori costituiscono un altro tassello importante in qualsiasi riconversione industriale. Per questo, nelle misure varate dal governo, la formazione è una priorità del Piano Nazionale Impresa 4.0. Ad essa vengono destinati 150 milioni di euro da investire per sviluppare le competenze tecniche e digitali del personale dipendente. 

  • PIANO TRANSIZIONE 4.0

Il Piano Transizione 4.0 sostituisce i precedenti Impresa 4.0 e Industry 4.0 e rappresenta l’indirizzo di politica industriale dell’Italia.

Con le disposizioni inserite nella Legge di bilancio 2020, le agevolazioni per le aziende che investono in innovazione sono cambiate. Addio a iperammortamento e superammortamento, ora ci sono i crediti di imposta. Per Transizione 4.0 sono stati previsti 18,45 miliardi di euro.

Il piano è biennale ma la decorrenza delle misure è stata anticipata al 16 novembre 2020, per beni che si possono ricevere fino al giugno 2023. Le aliquote dei crediti di imposta variano a seconda della categoria di beni i cui costi si vogliono compensare.

Gli obiettivi sono lo stimolo degli investimenti privati, per cui sono state maggiorate le aliquote, ma anche dare stabilità alle diverse categorie con misure pluriennali e ampie.

Il Documento programmatico di bilancio 2022, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 ottobre 2021, annuncia la proroga di “incentivi fiscali collegati a Transizione 4.0 ed il contributo a favore delle PMI per l’acquisto di beni strumentali (c.d. nuova Sabatini).

Sono, inoltre, previste risorse aggiuntive per il fondo per l’internazionalizzazione delle imprese ed il fondo di garanzia per le PMI”.

La bozza della Legge di bilancio 2022 approvata a fine ottobre conferma la proroga triennale per la misura dedicata ai beni strumentali, decennale per quella relativa a ricerca e sviluppo, con modifiche delle aliquote.          

Le aliquote 2021 per chi acquista beni strumentali materiali 4.0 (allegato A) sono:

  • 50% per investimenti con tetto fissato a 2,5 milioni di euro
  • 30% per chi investe da 2,5 a 10 milioni di euro
  • 10% per la fascia da 10 a 20 milioni di euro.

Per l’anno prossimo, le nuove aliquote saranno ritoccate al ribasso:

  • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% per la fascia da 2,5 a 10 milioni di euro
  • 10% per la fascia da 10 a 20 milioni

In seguito, secondo la bozza della Legge di bilancio 2022 che prevede il rinnovo per altri tre anni e quindi fino a dicembre 2025 con consegna dei beni entro l’estate 2026, le aliquote caleranno ancora riducendosi, sempre per i tre scaglioni di investimento, al 20%, 10% e 5%.

Anche il credito di imposta per i beni immateriali (allegato B) sarà rinnovato per tre anni: per quest’anno e il prossimo ha aliquota fissata al 20%, la stessa è prevista per il 2023. In seguito, è previsto un calo al 15% per il 2024 e al 10% nel 2025.

A novembre 2021 modifiche al testo della bozza di Manovra 2022 indicano un taglio delle risorse per la Nuova Sabatini ma la proroga di un ulteriore anno. Inizialmente erano previsti 1080 milioni di euro fino al 2026, in seguito 900 milioni fino al 2027.

La bozza di Legge di bilancio 2022 prevede un rinnovo di dieci anni fino al 2031 per il Credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo, innovazione e design. Per il 2022 le aliquote restano uguali al 2021:

  • 20% per ricerca & sviluppo fino a 4 milioni
  • 10% per innovazione o design e ideazione estetica con costi fino 2 milioni
  • 15% per transizione ecologica o innovazione digitale 4.0 con spese fino a 2 milioni.

Negli anni seguenti si prevede per le prime attività 10% con massimale di 5 milioni, 5% per le seconde fino a 2 milioni di euro. 10% con spese fino 4 milioni di euro per la terza categoria.

Per gli investimenti in formazione 4.0 l’aliquota è pari al:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese;
  • 40% per le medie imprese nel limite di 250 mila euro;
  • 30%, sempre nel limite massimo annuale di 250mila euro, per le grandi imprese.

A gennaio 2020, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato una comunicazione con cui precisa alcune regole per usufruire dei crediti di imposta del Piano Transizione 4.0.

Innanzitutto, l’ente spiega che gli investimenti devono essere fatti da aziende che si trovano in Italia, tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2020, oppure fino al 30 giugno 2021 ma solo se entro il 31 dicembre 2020 è stato accettato l’ordine ed è stato pagato il 20% del costo.

L’Agenzia delle entrate spiega inoltre che il credito di imposta concretamente sarà fruibile tramite compensazione con il modello F24.

Sono esclusi dalle misure previste: mezzi di trasporto motorizzati, i beni per i quali, “il decreto ministeriale del 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento ai fini fiscali inferiori al 6,5%”, costruzioni e fabbricati, condutture delle industrie di imbottigliamento di acque minerali, stabilimenti balneari e termali oppure condutture per la produzione e distribuzione di gas naturale, aerei, materiale rotabile, i beni descritti come “gratuitamente devolvibili delle imprese operanti, in concessione e a tariffa, nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti”, come riporta la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

Il credito d’imposta si può utilizza esclusivamente in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere: dall’anno di entrata in funzione per gli investimenti in beni strumentali non 4.0; dall’anno di avvenuta interconnessione per i beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

 Fanno eccezione gli investimenti non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 anche da parte di soggetti con ricavi o compensi sopra i 5 milioni di euro (novità prevista dal Sostegni bis, articolo 20 dl 73/2021), per cui è possibile l’utilizzo in compensazione in un’unica quota annuale.

https://lnkd.in/gZHYC362

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